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Etichette alimentari a norma: guida per laboratori artigianali

Guida pratica di Kepi · aggiornata a 18 luglio 2026

Il controllo dell'ASL arriva quasi sempre nel momento peggiore, quando sei in piena produzione. E spesso la prima cosa che guardano non è il laboratorio: sono le etichette. Un allergene non evidenziato o un lotto mancante possono costare sanzioni che partono da 1.000 euro e nei casi più seri superano i 10.000, anche se il prodotto è perfetto.

Cosa deve esserci per legge sull'etichetta

La regola di riferimento è il Regolamento UE 1169/2011, che vale per tutti i prodotti alimentari confezionati, anche quelli di un piccolo laboratorio artigianale. Tradotto in pratica, su un'etichetta devono esserci queste informazioni:

Allergeni: qui si gioca la partita

Gli allergeni da dichiarare per legge sono 14: cereali con glutine, latte, uova, frutta a guscio, arachidi, soia, pesce, crostacei, molluschi, sedano, senape, sesamo, lupini, anidride solforosa e solfiti. Non basta scriverli: vanno evidenziati dentro l'elenco ingredienti, di solito in grassetto. "Farina di grano tenero" con "grano" in grassetto; "burro" tutto in grassetto, perché è latte.

Due dettagli che sfuggono spesso:

La tabella nutrizionale è sempre obbligatoria?

No, ed è una buona notizia per i laboratori. I prodotti artigianali forniti direttamente al consumatore finale, o a negozi locali che vendono direttamente al consumatore (nella stessa provincia o in quelle confinanti), sono esentati.

Se però vendi online, spedisci lontano o rifornisci la grande distribuzione, la tabella serve. Puoi ottenerla in due modi: con un'analisi di laboratorio oppure con il calcolo a partire dalla ricetta, usando i valori nutrizionali dei singoli ingredienti. Il calcolo è accettato, purché sia fatto con criterio e tu possa mostrare come sei arrivato a quei numeri.

Il caso speciale del senza glutine

Scrivere "senza glutine" in etichetta non è libero: significa garantire meno di 20 mg di glutine per chilo di prodotto finito (Regolamento UE 828/2014). E non basta usare ingredienti naturalmente senza glutine: conta anche la contaminazione, dalle materie prime allo stoccaggio fino al piano di lavoro.

La spiga barrata invece non è obbligatoria: è un marchio volontario dell'Associazione Italiana Celiachia, con una sua procedura di concessione. Puoi scrivere "senza glutine" anche senza spiga, se rispetti il limite dei 20 mg/kg e sei in grado di dimostrarlo.

Su questo parliamo per esperienza diretta: Kepi nasce dentro un'azienda che produce miscele senza glutine, dove la gestione degli allergeni non è teoria ma routine di ogni giorno.

Gli errori più comuni

Come organizzarsi senza impazzire

Il metodo che funziona nei laboratori è sempre lo stesso: una fonte unica per ogni prodotto. La ricetta contiene ingredienti, pesi e allergeni; l'etichetta si genera da lì, non si riscrive ogni volta. Così, quando cambi fornitore di un ingrediente e il nuovo ha allergeni diversi in scheda tecnica, aggiorni la ricetta una volta sola e tutte le etichette seguono.

Puoi farlo con un foglio di calcolo tenuto bene, oppure con un gestionale: Kepi, per esempio, genera l'etichetta direttamente dalla ricetta, con gli allergeni già in grassetto e il numero di lotto ripreso dalla produzione del giorno, pronta per la stampa.

Se vuoi vedere come appare un'etichetta costruita in questo modo, puoi aprire la demo con dati di esempio: è libera, senza registrazione. E se poi vuoi provare sui tuoi prodotti, la prova è gratis per 30 giorni e disdici quando vuoi.

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